venerdì 14 aprile 2023

Cov-2 e JJ4 siamo noi.

 14 aprile 2023


Ambiente, ospiti, evoluzione. Che sia un orso o un virus, cambiano solo le dimensioni ma i ragionamenti sono gli stessi. Animali selvatici, domestici, esotici... Per alcuni ci definiamo proprietari facendo finta di fare i custodi, per altri ci pensiamo custodi ma li trattiamo come proprietà. Di altri ancora siamo solo curiosi e ci interessiamo ma solo per sentirci amanti della natura alla moda.

E i microbi (virus, batteri, protozoi, lieviti-muffe...)? Per chi ne brevetta problemi e soluzioni sono una proprietà pure loro. Per gli altri si riducono ad amici o nemici, ma sempre in base a qualche problema o convenienza (che sia yogurt, vino, un antibiotico o un vaccino).


Ambiente, ospiti, evoluzione. La vita è una. La morte è una. Stessa aria, stessa terra, stessa acqua. Cov-2 e JJ4 (nomi stupendi rispetto al nostro codice fiscale) siamo noi. Siamo la stessa cosa. Vogliamo risolvere problemi di convivenza con cov-2 e jj4? Basterà risolvere quella che abbiamo con noi.


PS. Ultimamente c'è sempre uno che corre e finisce male a svegliarci fuori. Quest'epoca passerà alla storia come "la rivoluzione del runner"?

giovedì 22 settembre 2022

Inverno 2022. Avrò freddo come da studente nel 2002?

 13 09 2022

Allora facciamo un po' di outing sul tema riscaldamento e bollette. 19°C per le mie abitudini son sempre stati un lusso riservato a neonati. O ai nonni infermi a letto. Se sono solo invece, da sempre, imposto il termostato sui 17-18°C, a seconda dell'umidità. Per il resto di notte il piumone e indumenti aderenti mi fan risvegliare perfino scoperto a volte. Ricordo all'università per due o tre inverni le infiltrazioni sopra la testa in camera da letto, situata sotto la terrazza di altri condomini. Respiravo e si vedeva la condensa di vapore a volte, e dormivo volentieri con la giacca a vento. Ricordo, che mi tornavano in mente i racconti di mio nonno, classe 1916, sul fronte nei Balcani per anni. Magari avesse potuto patire quel mio freddo, lui. Oggi penso a mia figlia. Classe 2016. E di nuovo metterei la firma che a vent'anni possa patire il mio di freddo, e non quello di suo bisnonno.

Le urla e l'educazione parentale. Cosa mi ha insegnato il comportamento animale

09 settembre 2022

Questo è un articolo del 2017 ancora in voga sui social. Il contesto sono le urla a scopo educativo, ma io ne approfitto per allargarlo sull'orizzonte della multimedialità nella quotidianità di tutti, grandi e piccini.

Innanzitutto un appunto. Urlare a scopo educativo è senza ombra di dubbio una aberrazione se se ne fa una questione di stile, ma non nascondo che personalmente nell'educare mia figlia a prendere consapevolezza di certi pericoli tra i 6-24 mesi, mi sia tornato utile l'esempio di certi istinti animali che ho valorizzato da veterinario e poi apprezzato da genitore.
Davanti al vetro incandescente di un camino acceso giorno e notte sei mesi l'anno mi son ritrovato a ringhiare per far capire che lì non ci si doveva neppure immaginare di avvicinarsi. Ed ha funzionato. Oppure davanti a un gatto tormentato usato alla stregua di un giocattolo mi son ritrovato ad abbaiare, ottenendo la fine della cattiva condotta nonostante qualche istantanea perplessità del malcapitato felino.
Problemi archiviati con azioni compiute in tutto una o due volte, per la durata di frazioni di secondo. Questa la mia esperienza. Che non è certo garanzia per altre esperienze perché ognuno ha il suo grado di intelligenza emotiva per capire se, come, quando, e quanto.
Un secondo appunto è che purtroppo, tornando allo stile, il fatto di urlare talvolta non è tanto un proposito educativo quanto un modo di essere intrinseco alla persona. E a questo non c'è rimedio veterinario che regga, dal momento che i sedativi possono essere usati in deroga dall'uomo agli animali ma non il contrario per questioni di dosaggio, e pungere un bipede cacofonico risulterebbe comunque abuso di professione (purtroppo).
L'osservazione invece che mi sta a cuore far emergere è che al di là di psicopatiche strategie educative a base di urla o tare genetiche e comportamentali nell'uso delle corde vocali, è la società umana intera da qualche secolo fondata sull'urlo, e come se non bastasse su velocità esasperanti.
Si sa, e lo hanno rappresentato bene i pittori espressionisti ai primi del novecento: urla la macchina, urla l'industria, urla il motore, urla la polvere da sparo, urla la piazza affari, urla il business.
Ma in qualche secolo il fenomeno da vasta scala si è infiltrato su piccola scala. Per cui si sa anche che urla chi vuole dimostrare forza e potere. Urla chi vuole imporre una ragione quando quella ragione non ha basi logiche e non gli resta che il rumore per stordire e far arrendere l'interlocutore all'insensato. Urlano i personaggi di film, di talk-show, di cartoni animati. Urlano le radio, urlano i cantanti. Urlano perfino i rotocalchi e i giornali con le loro grafiche e pubblicità.
Mi soffermo però proprio sui cartoni animati e la musica.
Per scelta non consumo più la televisione fin dal 2002 (e son vent'anni) da quando cioè all'università internet in un telefono (GPRS a 50 kb, a quel tempo) mi ha permesso di navigare in internet con un pc (via porta infrarossi, a quel tempo).
A un certo punto da padre ho avuto anche io però l'esigenza di tenere occupata quei 20 min con cartoni animati mia figlia infante (poi crescendo diventati 40 ma mai più di 60, sporadicamente).
La cosa inquietante che ho rinvenuto è che la velocità di esecuzione dei cartoni animati ha, secondo me, ritmi folli per un cervello in crescita esponenziale come quello di un bambino.
Questo mi è parso confrontando in internet i primi cartoni di qualche decennio fa rispetto a quelli contemporanei. Altre tecnologie senza dubbio, ma probabilmente anche altri scopi "formativi".
Ora rallentare di un 25% la velocità di un cartone nelle piattaforme è cosa risolvibile nell'immediato. Ma nella tv dei nonni? O al cinema? In scienza e coscienza so di portare in quelle occasioni il cervello di mia figlia in trincea. E non mi resta che pregare ad ogni occasione che torni col danno meno peggio. Poi i riscontri si vedono tutti a ridosso della "battaglia" in più o meno transitori stati di agitazione, confusionali, disturbi del sonno... Ma questo è il prezzo da pagare perché "siano al passo coi tempi e ben inseriti nella società", giusto?
Infine, da appassionato di musica, un'ultima considerazione. E invito a verificare con le proprie orecchie. Provate ad ascoltare a velocità rallentata di un 25% (indicato velocità x0,75 nei player musicali) le canzoni di successo del momento, i tormentoni, ma anche qualsiasi altra canzone prodotta in questi ultimi decenni.
Provate dapprima a velocità rallentata, e riprovate a tempo debito la velocità normale. Quale versione vi risulta più piacevole? orecchiabile? comprensibile? apprendibile?
Ecco la mia convinzione è che, come ogni bene culturale di fruizione globale (dal film al libro di testo scolastico) anche la musica sia ormai prodotta per una globale dissonanza cognitiva di massa, sia nei contenuti e che nella forma in cui sono somministrati.
Talvolta ho notato anzi che più un contenuto è demenziale e distruttivo più è imposto e proposto a ripetizione continua a velocità più o meno comprensibili, mentre più un contenuto è critico, profondo e costruttivo più risulta proposto a velocità incomprensibili e irritanti.
Fateci caso. E ognuno faccia le proprie considerazioni, se mai ha la fortuna di poterle ancora fare senza condizionamenti. Cosa non scontata mettendo in discussione idoli e totem.

sabato 30 aprile 2022

Buon decimo anniversario #Rivoluzione (Concorso di Idee FNOVI 2012)

 30 aprile 2022

Oggi è il decimo anniversario di questo saggio:
https://ma-guarda-e-passa.blogspot.com/2014/02/contro-la-crisi-la-rivoluzione-degli.html 

Il 30 aprile del 2012 mi ritrovai ad ultimare una bozza scritta di getto in una decina di giorni appena. 

Esitavo non a ideare e scrivere, ma a pensare se ne valeva la pena lanciare un messaggio provocatorio tanto forte a una professione sanitaria, e alle professioni intellettuali in genere, che già dieci anni fa per me erano ancorate a un modello culturale fatiscente. 

Accennavo già in abstract a una rivoluzione culturale da attuare prima che si innescasse una rivoluzione "sanguinaria", allora. 

Mai avrei ipotizzato che dieci anni dopo si arrivasse a pandemie fantascientifiche e a preamboli di terze guerre mondiali per attuare "great reset" di "nuovi ordini mondiali".

E se a quei tempi, dieci anni fa, la realtà che toccavo era di ordini professionali con presidenti rieletti per 20 anni senza alcuna alternativa in una pietosa affluenza al voto, oggi addirittura c'è notizia di ordini professionali blindati ai seggi elettorali da forze dell'ordine private per non far votare gli iscritti...evidentemente per veder rieletti i soliti dalla solita cerchia.   

Poi via, una disamina sintetica di ciò che è stato il percorso del progresso dell'umanità, da angolature antropologica ed epistemologica. Toccando perfino il tasto dell'inquinamento oggi romanzato nel cambiamento climatico, nel mentre non si sente ancora dopo dieci anni discutere sulla differenza tra lo "sprecare" l'acqua (azione impossibile) e lo "sporcare" l'acqua (azione scontata ormai globalizzata).

 Non a caso quest'opera quindi è il ponte tra il mio "studio interdisciplinare" sulla medicina olistica (2008) e la successiva teorizzazione della "pervertitocrazia" (2014). 

Ma sono davvero grato alla vita per questa sintesi non solo perché mi ha dato la soddisfazione di osare una visione del futuro che rende coerente il presente legalmente criminogeno di oggi con il presente culturalmente criminogeno di allora. 

Grato lo sono anche per aver avuto il lusso spirituale di vivere quell'esperienza mistica creatrice che ha portato Dante a comporre il suo Vita Nova, o Nietzsche il suo Così parlò Zarathustra, o Leopardi il suo A Silvia: l'ispirazione di una donna, ovviamente mai frequentata, capace di farmi immergere negli abissi dei problemi culturali del nostro tempo traendone un sunto in appena dieci giorni. 

Dante, Nietzsche e Leopardi però non scelsero di non frequentare le loro muse. Furono costretti a non frequentarle. Io lo scelsi. Perché consapevole che non avrei potuto offrire, anche se fossi stato corrisposto, quella vita che avrei sognato di vivere insieme a una potenziale Lou, Silvia, Beatrice.  

E l'intero saggio è la dimostrazione analitica del perché non avrei potuto viverla: eravamo e siamo in una società demenziale, perversa, insulsa, dove si afferma chi più è eticamente fallito, e  chi più tenta di capire per cambiare quel fallimento, viene emarginato ed eliminato.  

Non vale la pena investire un sentimento d'amore glorioso in una fogna di valori nauseabondi, ma vale senza dubbio la pena prendere consapevolezza del problema e cercarne soluzione: se il problema è culturale, la soluzione allora può realizzarsi solo in un saggio, o una tesi, o un libro. Una poesia. E arrivederci ad altre vite se mai. Dove non conta più cosa si può o non si può offrire a qualcuno per la felicità, ma conta solo condividere un paradiso che già c'è.  

Infine questo saggio mi ricorda di essere fieramente un medico veterinario. Quel professionista che studia per diventare esperto di salute, malattia, ambiente, alimentazione, sanità pubblica. 

Ed è anche grazie a questo saggio che oggi sono fiero di essere medico veterinario anche senza esercitare la professione. Anzi.

Proprio quello che ho studiato mi impone di non fare la mia professione in modo alternativo a ciò che è. 

Io una medicina succube di logiche speculative sulla malattia e la mistificazione del rapporto uomo-animale-ambiente, la aborro e la lotto. Da sempre. E sempre lo farò. 

Ecco ciò che ho fatto dieci anni fa e faccio oggi. Coerentemente a ciò che sono.



giovedì 31 marzo 2022

Etica e civiltà davanti a un animale smarrito

 29 marzo 2022

Quando trovate animali domestici in giro, prima di portarveli a casa portateli al primo ambulatorio veterinario vicino perché potrebbe esserci il loro proprietario che li cerca e di solito lo comunica, se non li trova, agli ambulatori della zona.

Sarebbe un elevato atteggiamento etico anche considerarsi invece che "proprietari" degli animali, loro custodi. Ma forse questo ora come ora è utopico.

Se non è sufficiente pensare ad "altro proprietario" per un gesto di civiltà, figurarsi pensare ad "altro custode" per sottostare a un principio etico.



lunedì 5 aprile 2021

Infermieri medici e OSSS infermieri. Frontiere mediche del XXI sec

05 aprile 2021

Per prescrivere un medicinale a qualcuno fino a ieri serviva un corso di laurea di 360 CFU (10.800 ORE DI TEORIA E PRATICA MEDICA).

Da domani basterà un corso di 180 CFU (5.400 ORE) in scienze infermieristiche.

Per iniettare un medicinale a qualcuno fino a ieri servivano le 5.400 ore sopra.

Da domani basta essere OSSS (3S) con 56 CFU (1680 ore)

Praticamente gli operatori socio-sanitari avranno competenze infermieristiche, e gli infermieri accetteranno di buon grado assai perché in cambio avranno competenze mediche. Ma accetteranno di buon grado soprattutto i medici, perché molta responsabilità di una "licenza di uccidere", tra consensi informati e scudi penali, viene scaricata ulteriormente così a un tenente e a un sottotenente.

Perché questi cambiamenti in vent'anni dal XXI secolo?

Tanto semplice quanto drammatico: un tempo serviva formare personale sanitario che in scienza e coscienza doveva decidere ed applicare una terapia, oggi la terapia la decide una multinazionale del farmaco ("protocollo") e il personale sanitario la esegue.

Sinceramente allora son fin troppe ore. Ne bastano un paio di migliaia di ore per diventare medico, qualche centinaio per diventare infermiere e qualche decina per diventare operatore socio-sanitario.

È possibile che per convertire liberi professionisti dell'arte medica a professionisti carpentieri del farmaco occorra così tanto impegno di ore e denari?

Un po' non vi sentite scandalizzati voi aspiranti professionisti del farmaco?

E voi pazienti? Come vi sentite voi? Poco tutelati? Pazienza. Tanto firmate il consenso informato che sono cavoli vostri. Pazienza pazienti. Anche chiedervi come vi sentite è una formalità e non farà alcuna differenza se non l'illusione di sentirvi considerati. La "medicina personalizzata". Vi piace vero? Fa parte del protocollo illudersi. Anzi, ne è l'essenza. 

Ps. In regione veneto l'assessorato alla sanità è capitanato da un traduttore interprete (o traduttrice o traduttora o traduttore femmina che dir si voglia). Mica facile in effetti interpretare le leggi sanitarie in Italia, nel XXI secolo.

Pps. Il governo della regione invece è capitanato da uno scienziato delle produzioni animali che ritiene che per iniettare in muscolo ovvero nel sangue un vaccino non serva una laurea. 

Ai medici veterinari insegnano a visitare un animale prima di un iniezione. "Ragionateci sopra".

Ppps. I 300 CFU (9.000 ore) per conseguire una laurea in medicina veterinaria, in controtendenza alla moda sanitaria del XXI secolo, cominciano forse ad essere scarsi per comprendere e salvaguardare la salute delle scimmie vestite da festa. 

#Sapevatelo

#OneHealthOneMedicine #illusioni 

#OneProtocol




lunedì 22 marzo 2021

Dallo Xanax al Tanax il passo è breve: cambia una lettera

 22 marzo 2021

Per curare l'ansia, dallo Xanax al Tanax cambia una lettera ma il passo è breve. Ed è facile dedurlo avendo visto per decenni negli occhi degli animali i problemi dei proprietari.

Se i professionisti della salute non sanno recuperarvi con la dieta, lo sport e la meditazione, significa che siete vittime a monte di una politica che vi vuole depressi, apatici, schizofrenici, facendovi fare lavori che rendono tali, o rendendovi disoccupati o sottopagati, e darvi il colpo di grazia con professionisti esperti di chimiche estreme unzioni. Voi, come i vostri animali. Tanto ormai non si tende più a fare alcuna distinzione.

#SindromeDAS #PERVERTITOCRAZIA




mercoledì 10 marzo 2021

NOMV Not One More Vet... beati i primi perché saranno gli ultimi? In cimitero?

 10 marzo 2021

#NOMV ? Not-One-More-Vet? Oggi? 

Veterinari (e avvocati) hanno il più alto tasso di suicidi da decenni. E lo si sa da decenni.

Ma oggi? una cazzo di pandemia (e i veterinari lo sanno benissimo che è una cazzo di pandemia, ma non lo dicono...e fanno bene) ci spinge a sensibilizzare la società sui nostri suicidi?

Ma lo sanno i veterinari, che ormai questa "è" la società del suicidio?

Cosa stiamo scoprendo di nuovo? Che la società si suicida quanto noi, o che noi continuiamo semplicemente ad essere i primi?

Post del 2010: "...Ci hanno imbrogliato prima. Questo è il fatto".
https://www.facebook.com/antonio.brianza/posts/167838863248281 

Post del 2014: "Nulla se non la soddisfazione di metterci la faccia dicendo la verità: se si continua con questo sistema, siamo tutti morti (veterinari e non),,
https://www.facebook.com/photo?fbid=10204758645472334&set=a.4696886826479

Post del 2017: "Veterinari e avvocati fino a pochi anni fa avevano il primato in tasso di suicidio tra le libere professioni (se non addirittura in assoluto). Non mi sono più aggiornato su questa "interessante" statistica, anche perché non avrebbe più alcun significato visto che oggi grazie alla rete veterinari e avvocati (come tutti) possono fare molto, molto di più di quello che potevano fare prima arrivando a un suicidio ,,
https://www.facebook.com/antonio.brianza/posts/10215521961828516

Cari colleghi. Ve lo ripeto oggi allora, visto che forse suona diverso.

>> Ci hanno, TUTTI, imbrogliati prima - se si continua così siamo TUTTI morti - possiamo fare molto, molto di più di quello che potevamo, TUTTI, fare prima <<

Di più non ripeto, perché ne ho la nausea in 10 anni a ripetermi.

Ora vediamo se saremo capaci di metterci la faccia per cambiare il sistema. Perché metterci la faccia solo per dire basta è mettersi in posa sopra una lapide.


martedì 26 maggio 2020

2012-2020. Professioni sanitarie in terapia intensiva culturale

25 maggio 2020

Ho cessato l'attività veterinaria neppure cinque anni fa in parte scandalizzato da certe logiche di mercato delle professioni sanitarie rovinate da una politica che le ha rese una sorta di attività in franchising delle multinazionali del farmaco.
Vederle oggi indifferenti all'uso obbligatorio improprio delle mascherine, uno strumento sacro per l'attività medico-chirurgica, è una conferma che quella deriva che intravedevo era solo l'ombra crepuscolare di una notte buia della scienza che sta per oscurare la nostra intera società.

Per me le mascherine rimarranno un indumento da indossare davanti ad animali da visitare, tumori da asportare, infezioni da curare, ossa da aggiustare. 
Doverla portare da sano per proteggermi nella quotidianità dal mio prossimo sano, contro ogni provata giustificazione scientifica, è per me un presagio funesto raggelante.

E lo avevo predetto fin dal 2012 alla mia stessa categoria professionale: la deriva delle professioni sanitarie non può essere che sentinella della deriva dell'intera società.
Eccoci qui appena otto anni dopo.

Auguri Umanità. Sei ufficialmente, con questa pandemia, in #TerapiaIntensivaCulturale

sabato 2 febbraio 2019

Cani come figli. Figli come cani.

01 febbraio 2019

ANSA.IT, 31 gennaio 2019




Viviamo in una società dove c'è chi considera gli animali come figli, e chi tratta i propri figli come animali. Che non è dire la medesima cosa al contrario, ma dire che si vive in realtà paradossalmente contrapposte.
Quando esercitavo la professione veterinaria mi capitò di confrontarmi ora con proprietari convinti di parlare con il proprio cane (nel senso di esser compresi e comprenderne le parole) ora con proprietari che con la stessa disinvoltura con cui si chiede di spedire un pacco richiedevano l'eutanasia semplicemente perché non potevano più tenerli. Situazioni sovrapponibili anche con gli animali da reddito, non solo con animali da compagnia: talvolta riverenza sacra verso soggetti viventi, talaltra gestione di macchine usa e getta.

Io non sono più stato capace di fare il veterinario anche per questo. Eppure è per questa incapacità che ho cominciato a sentirmi più veterinario di prima. Tentare di cambiare animali e proprietari per me è stata una causa persa. Tentare di cambiare la società attraverso la "cultura dell'informazione" invece è una vittoria quotidiana. E in fondo l'unica via che un giorno mi restituirà la voglia di fare il veterinario per animali liberi dall'essere umano ed esseri umani consapevoli dell'essere animali.




giovedì 13 settembre 2018

Eutanasie per un like

14 settembre 2018

Mi imbatto in rete in questo titolo di una nota testata giornalistica:

I veterinari svelano cosa fanno gli animali negli ultimi istanti di vita (e qual è l'errore che i padroni commettono sempre)
Le testimonianze raccolte dal Daily Mail: "Non lasciateli soli, passeranno il tempo a cercare il volto della persona che amano prima di spegnersi"

Apro il link, ovviamente aspettandomi il peggio, e puntualmente leggo:

"Ho chiesto al mio veterinario quale reputa essere la parte più dura del suo lavoro e mi ha risposto che è quando deve praticare l'eutanasia, ma i padroni nel 90% dei casi decidono di non assistere. Gli ultimi momenti degli animali in questo caso consistono nel guardarsi intorno cercando il proprio padrone e questo mi uccide".
Ora, premesso che una eutanasia negli animali domestici si effettua in anestesia generale; che una anestesia generale durante l'induzione può far girare la testa a destra e sinistra all'animale come riflesso della prevista perdita dei sensi; premesso che se è richiesta una eutanasia quasi sempre l'animale è moribondo, talvolta già privo di sensi, o in una condizione di dolore per cui l'interazione uomo-animale è davvero minimamente stimolante; ma premesso pure che ci sono cani che per indole del proprietario non gli può fregar di meno tanto da vivo quanto in punto di morte, mentre è di norma che un cane dal veterinario così come in ogni territorio estraneo trovi sollievo dalla presenza del proprietario. Fatte queste premesse allora, come può essere che testate giornalistiche di fama internazionale arrivino a pubblicare articoli del genere, giusto per guadagnare like e condivisioni?

Forse sono questi sintomi preagonici di un modello editoriale esso stesso sul punto di morte. Ma cos'è questo se non lo specchio di una società essa stessa morta dentro, sia dal punto di vista di professioni sanitarie (veterinaria compresa) che tentano di affermarsi sfruttando sentimentalismi fasulli, sia dal punto di vista dei lettori che, ignari e ingenui, si lasciano manipolare a prescindere davanti a qualsiasi forma di sentimentalismo?

Ma se è vero anche che la speranza è l'ultima a morire, e l'ultima speranza è che ogni morte apra le porte a un nuovo inizio migliore, allora speriamo che la morte di questo sistema editoriale, riflesso di un sistema professionale e sociale, apra le porte a un nuovo modo di intendere l'informazione, di intendere la formazione, e di intendere la condivisione dei loro valori.





lunedì 20 agosto 2018

Scandalizzarsi della macellazione religiosa?


20.08.2018



Vedo girare post su macellazioni sconsiderate con rito islamico per una festa religiosa, e lo scandalo sarebbe la mancanza di stordimento. Ma avete mai visto come funziona lo stordimento e la iugulazione nella catena di macellazione in occidente ogni giorno per ore? Io purtroppo sì. Pensate forse che sia uno stordimento fatto a regola d'arte con i ritmi che si devono rispettare? Pensate che ad eseguirlo siano mani esperte? Pensate poi che un animale stordito male si faccia iugulare in modo appropriato? Onestamente invece non ho mai visto una macellazione Halal/Kosher, ma vorrei sapere prima di giudicarla anche che esistenza vivono quegli animali prima della macellazione, come sono allevati, come sono trasportati, come sono trattati in sede di macellazione: perché in quella occidentale tutto ciò è follemente crudele. Infine voglio credere (visto che c'è la fede di mezzo!) che le macellazioni religiose siano condotte in modo rispettoso della morte tanto quanto della vita, e che per la mano che le attua non ci sia nulla di sconveniente nel ridurre al minimo ogni sofferenza. Ebrei e mussulmani uccidono per nutrirsi, e nutrirsi di carne è una cosa sacra di cui non abusare. Noi uccidiamo per vendere, e sprechiamo forse tre quarti di quello che uccidiamo perché il surplus è funzionale ai prezzi di vendita. Di chi e di cosa dovremmo scandalizzarci allora? Non rispondete però che scandaloso è nutrirsi di carne, perché nessuno si scandalizza che esistono leoni e lupi.

venerdì 10 marzo 2017

PFAS La ciliegina sulla torta


10 marzo 2017

Ne approfitto per una confidenza veterinaria che riserbo da sempre e che questa analisi di Greenpeace mi permette di formulare. La premessa, onde non essere frainteso, è che considero i PFAS nocivi a prescindere, come ogni altra sostanza di sintesi prodotta e immessa nell'ambiente in quantità smisurata.

Il punto è che, considerando l'inquinamento globale alla stregua di una torta, forse i PFAS rappresentano una ciliegina.
Ora se di tutta la torta si riesce a identificare solo il gusto della ciliegina, facendone un'indigestione daremo di sicuro la colpa alla ciliegina quando magari la ciliegina da sola non farebbe nulla. Anche se fosse la goccia che fa traboccare il vaso, è tutta la fetta la causa dell'indigestione.

Ecco questo, suppongo, vale anche per le gravi malattie che imputiamo ai PFAS. Viviamo in un contesto di inquinamento allarmante in Veneto e, come per la torta, si conoscono e si monitorano una minima parte degli inquinanti immessi con tutte (tutte!) le nostre attività lavorative. Se ci ammaliamo di tumore a un determinato organo, i PFAS possono essere un grilletto che fa detonare quell'organo, ma c'è tutto il resto dell'inquinamento sotto che rende vulnerabile tutto l'organismo, e basta un altro inquinante per far detonare altri organi. Allora bisogna porre rimedio a eliminare tutta la torta, non solo le ciliegine. Dobbiamo cominciare a mettere in discussione tutte le nostre attività umane, non solo le smaltature dei pentole o le concerie. Perché se uno ha diritto ad inquinare, allora lo hanno tutti. In caso contrario non lo deve avere nessuno.

Perchè la mia parte come riflessione veterinaria? Perchè a farmi fare questi ragionamenti è l'aver avuto a che fare con cani e gatti che per una vita hanno bevuto acqua di acquedotti o pozzi impestati di PFAS. Ora in dieci anni di attività veterinaria a me qualche dubbio su certe sindromi epilettiche e altre malattie endocrine può anche essermi venuto. Ma che attendibilità può avere la casistica di un veterinario di periferia? Dovrebbero essere gli organi competenti a rassicurare o meno su certe correlazioni. Dove sono a distanza di anni gli studi epidemiologici dei servizi veterinari dell'Ulss e anatomopatologici dell'Università su tantissimi animali di queste aree che possono illuminare sulla fondatezza o meno di tante paure giustamente sollevate per la salute umana? Dove sono? Di che morte muoiono o di che malattie si ammalano, o non si ammalano, cani e gatti che bevono pfas da quando sono nati?


mercoledì 19 ottobre 2016

Dio benedica la vaccinazione e ci salvi da chi la gestisce



"Bambini morti di pertosse e morbillo perchè non vaccinati". Ma sapere quanti e dove vivevano e in che condizioni? Neanche con le vaccinazioni per gli animali si è così approssimativi. 

Personalmente non ho nulla contro la vaccinazione in sé, anzi vaccinarsi è una opportunità enorme (anche omeopaticamente parlando a mio avviso, pur andando contro il pensiero omeopatico canonico).
Ma è chi produce, sponsorizza e vuole obbligare a iniettare vaccini che onestamente mi mette mille dubbi, perplessità, ansie, e diffidenze. In altre parole, c'è da fidarsi della vaccinazione in mano a una classe dirigente che da decenni distrugge l'ambiente, la prevenzione sanitaria e la previdenza sociale trasformandole in mere opportunità speculative?

Almeno chiarisse se questo quadro epidemiologico allarmante emerge inquadrando l'intero territorio nazionale alla stregua dei suoi sempre più allarmanti centri di accoglienza profughi. Ecco così un po' di fiduciosa considerazione (oltre a spontanei "vaffa") se li guadagnerebbero.



sabato 24 settembre 2016

Spese veterinarie in tessera sanitaria...a che costo?

24 settembre 2016

Anche le spese veterinarie rientreranno nel "sistema tessera sanitaria". Un balzello burocratico che peserà in termini di tempo ed energie ai professionisti da una parte. Dall'altra demotiverà ulteriormente a far visitare gli animali ai proprietari visto che le spese veterinarie annuali sono in genere relativamente molto esigue, e può essere vissuto fastidiosamente l'ulteriore "fiato sul collo" di un fisco già pesante e vessatorio, in questi tempi di continua e incessante crisi finanziaria per le famiglie italiane.

La riflessione urgente che vale la pena stimolare è la seguente. Sono sempre meno gli italiani che si sottopongono a cure mediche per se stessi anche per la mancanza di liquidità esito dell'austerità imposta dall'UE cui puntualmente obbediscono i governi italiani (altrettanto imposti dall'UE sull'orlo dell'incostituzionalità). Forse anche l'introduzione del "sistema tessera sanitaria" ha inciso su questa scelta di non curarsi?
Forse si vuole ottenere lo stesso effetto sulle cure veterinarie? Basta pensare che le spese veterinarie sono detraibili per un 19% ma solo se ammontano tra i 129€ e i 387€ annui (ricordiamo che per quasi tre quarti dei proprietari le spese annue sono sotto questa soglia).

"Così faremo passare la voglia di tenere un animale...". Questo denunciavo ufficialmente alla mia categoria professionale per contesti affini, già nel lontano 2009. Quando stoltamente tutti sorridevamo alla crisi ritenendola una passeggera opportunità da superare con opportuni investimenti...perché così suggeriva martellante la stampa di regime di quella medesima famigerata politica del debito.

Far passare la voglia alla gente di tenere un animale è un atteggiamento deprimente, immagine di una politica socio-economica fallimentare.
Certo poi, l'abbandono dei cani sarebbe un problema culturale? Allora quale istruzione può dare in merito, oltre a uno slogan, una classe dirigente che adotta queste politiche? 
Ecco, le domande sono molte davanti a tali situazioni desolanti. Vale la pena chiudere la riflessione tuttavia annunciando che una soluzione a tutto questo c'è, e sta lentamente emergendo.


lunedì 16 maggio 2016

L'incubo della cacca a un corso preparto

15 maggio 2016

Il percorso per arrivare a farsi un'idea di come realmente funziona la natura rispetto a come siamo stati educati fin dalla nascita a immaginarla funzionare per impostazione scolastica o religiosa, per me è stato un percorso lungo e lento. Guardandomi alle spalle posso vedere che c'è stato un bivio a un certo punto, con una sosta in una sorta di terra di mezzo. I miei primi vent'anni sono stati segnati dalla bellezza profonda dello sport, dell'arte e della spiritualità religiosa. Tra l'altro posso persino dire che gli studi "scientifici" del liceo non cozzarono con le percezioni (un po' idilliache) che avevo allora della realtà, e anzi le rafforzarono. Quello che il liceo mi mise in crisi se mai fu la fiducia sulle relazioni umane. Uscendo da un'esperienza di gruppo stupenda in classe alle scuole medie, mi aspettavo che il liceo sarebbe stato da questo punto di vista qualcosa di ancora più appagante (vuoi per come avevo idealizzato le esperienze delle mie sorelle più grandi, vuoi per il rincoglionimento televisivo dei telefilm di allora). Non fu così invece. Per molteplici aspetti che porterebbe fuori tema ora approfondire.

Mi preme solo sottolineare che quella, comunque, si sa, è l'adolescenza, ed è un'età in cui da ragazzi si diventa adulti. Ora, guardandomi indietro con un certo bagaglio, posso dire che avviene una specie di sortilegio malefico nella nostra società, quel sortilegio che fa percepire l'età più metamorfica e mistica dell'esistenza come un'età complicata, contorta, destabilizzante, incontrollabile.
Nell'adolescenza, nel mentre si sta spontaneamente scoprendo proprio come funziona la natura, la società con la sua educazione scolastica e religiosa fa venire a conoscenza di come funziona il mondo
E ci è fatto intendere così che i termini natura e società sono sinonimi proprio passando per il concetto di mondo. Inganno stratosferico questo, cui rimando in altri approfondimenti.

Fatto è che la sosta davanti a un bivio nel mio percorso non fu il liceo, nonostante le sue "crisi", ma l'università. La colonna portante della mia vita (la bellezza dello sport, dell'arte, della religione) venne messa a dura prova di sopravvivenza davanti a malattie imponenti, ossia come già accennato la distrofia muscolare (esattamente all'inizio dell'università) e la sclerosi multipla (esattamente sul finire).
Certo quel bivio in sé si può considerare una tappa normale e naturale dell'essere umano sul finire dell'adolescenza (ecco perché mi premeva soffermarmi sopra) quando appunto la razionalità comincia a cercare e trovare un significato proprio della realtà che si vive, interiormente e nella relazione con gli altri e l'ambiente.
Quel bivio è fondamentalmente una presa di posizione davanti alla vita quando si scopre che a fianco della religione c'è anche una scienza, che sopra il cuore c'è sempre una mente, e che oltre alla pura passionalità con cui si vive l'infanzia occorre sviluppare una razionalità per diventare davvero grandi. 

Ora quel bivio è verosimilmente una fase spontanea attraverso la quale l'essere umano non dovrebbe avere nemmeno la percezione di transitare, se vivessimo in una società normale.
Purtroppo invece già dalla mia generazione l'Umanità è caduta dentro un sistema nuovo dove infanzia, adolescenza, e bivio, sono stravolti nella loro naturale maturazione dall'informazione radiotelevisiva. Questo non è mai successo prima nella Storia.



Infanzia, adolescenza, e bivio, sono teleguidati a maturare in una certa direzione, ben precisa al fine consumistico (ossia finanziario). Non c'è alcuno spazio né tempo per far maturare, qualsiasi sia l'inclinazione individuale, una integrazione di passionalità e razionalità al fine di trasformare persone libere (come i bambini) in cittadini liberi (come dovrebbero essere gli adulti).

Se non fosse stato per il trauma di queste malattie forse di quel bivio non me ne sarei neppure accorto. Avrei frequentato l'università con l'unico scopo verso cui teleguida la società: ottenere un pezzo di carta per il prestigio sociale di uno stipendio superiore alla classe media (la dicitura in voga 15-20 anni fa era tipo "prendere molti soldi", ma la moneta unica europea ha insegnato molto bene che il denaro non è un fattore assoluto, non esistono "molti soldi", esiste "averne più o meno degli altri" per cui è un fattore relativo).
Se non fosse stato per quelle malattie non avrei mai sostato per cinque anni davanti a quel bivio. Ho impiegato tutti gli anni universitari per studiare sodo molte materie di tante discipline, lontane dalla sfera del mio pezzo di carta. Mi entusiasmarono oltremodo la medicina dei mammiferi meditata a fianco di saggistica sulle religioni (dalle monoteistiche come l'ebraismo, il cristianesimo, l'islam, alle filosofiche come il confucianesimo, l'induismo, il buddismo) o approfondimenti di riviste scientifiche sulla filologia e la robotica.
Quando poi comparve Google e successivamente Youtube, tutto divenne ancora più travolgente e affascinante.

Non ho trovato soluzioni pratiche per alcuna distrofia o sclerosi, ma mi sono reso conto poco per volta di come funziona la natura. E a un certo punto quel bivio che con gli anni diventò quasi un'ossessione, non c'era più.

Era svanito ogni bivio tra mente e cuore, tra passionalità e razionalità. La bellezza dell'arte e dello sport erano diventate tutt'uno con la bellezza della religione e della scienza. Mi sono riscoperto pregare con lo stesso fervore di quando ero bimbo prima di addormentarmi ad esempio compiendo una corsa o impastando del pane. A me che era sempre sembrato ridicolo l'atteggiamento di quanti pregano a memoria prima di mangiare per poi abbuffarsi o sprecare il cibo sul piatto, senza rendermene conto mi sono ritrovato a compiere l'atto del masticare, quotidianamente, pregando. Ma questo non è derivato da un rituale auto-imposto, bensì dalla consapevolezza di quale miracolo sia in termini fisiologici la masticazione, e la fortuna di poter avere in bocca del cibo sano. Ma a sua volta questa consapevolezza non è derivata dall'aver vissuto in guerra o carestia, ma dallo studio di cosa significa realmente la fisiologia della masticazione e cosa significa realmente il cibo sano (nei limiti ovviamente del nostro sapere scientifico).

Insomma a partire dalla fine dell'università mi sono riscoperto prendere la vita da "extraterrestre", più che mai quando abbracciai poi l'approccio clinico di discipline mediche olistiche come l'omeopatia e la nuova medicina germanica. Tanto che mi ritrovai neolaureato, single, e quasi consapevole che con la mia visione sul mondo, nonché su salute e malattia, sarei stato destinato a un futuro non proprio roseo nella società della speculazione finanziaria.

Poco dopo aver concluso un corso triennale in medicina omeopatica veterinaria dopo la laurea, sulla cui tesi riversai di getto tutto questo mio bagaglio scientifico-spirituale accumulato fino a quel momento, la finanza mondiale crollò. Arrivò la crisi del 2008, ed ebbi la percezione che forse essere disadattati a un sistema socioeconomico fallimentare e fallito non è proprio un male. Non rappresentava certo un'opportunità, ma almeno non era un male. Internet e il social network da allora (facebook comparve proprio nel 2008 in Italia) a mio avviso poi hanno fatto la differenza, ne sono sempre stato convinto. Pare infatti che gli extraterrestri come me abbiano trovato in internet un canale di espressione, un punto di ritrovo. Piano piano è emersa una comunità di idee, una nuova coscienza collettiva. Basta pensare a come la gente ha evoluto la sua partecipazione sempre su facebook dal 2008 ad oggi. Anche la nascita di un movimento politico dal blog di un comune cittadino subito approdato nelle più alte istituzioni italiane ed europee, a mio modesto parere, rientra in questo nuovo miracoloso processo sociale di intelligenza collettiva di più alto livello favorito da internet.

Ora, furono rivoluzionari gli anni di sosta a quel bivio che mi trasformarono in extraterrestre (in realtà sapere come funziona la natura ti rende terrestre d.o.c, ed è la società dell'economia della finanza ad alienare dal Pianeta Terra che ormai è un mondo alla rovescia rispetto alla società).
Ma la rivoluzione di questi anni lentamente mi convinse di non esser destinato a metter su famiglia; un po' per paura della malattia, un po' per paura della politica che con le sue leggi finanziarie ha distrutto appunto l'ambiente, la sanità, il lavoro, e la relazioni famigliari stesse.

Figuriamoci quale altra rivoluzione sia stata ritrovarmi oggi con la mia compagna ad un corso pre-parto del sistema sanitario nazionale, dove si incontrano pediatri, ginecologi e ostetriche che riconoscono il fallimento di determinati approcci medici degli ultimi trentanni, e dimostrano di abbracciare visceralmente mentalità olistiche!

Stupore a non finire. Quasi mi pare di sognare. Io che in dieci anni di professione altro non ho fatto che ingoiare imbarazzo e angoscia confrontandomi con proprietari di animali, con amici, parenti e colleghi, accennando alle meravigliose interpretazioni della salute, della malattia, della guarigione, della morte, insomma della realtà intera da parte delle medicine alternative... ebbene io ora posso confrontarmi con personale medico che sta seguendo la gestazione di mia figlia, e sentirmi insieme a loro nelle mie rivoluzionarie convinzioni sereno, rincuorato, protetto?

Mi pare di sognare. Mi è parso di sognare in particolare all'incontro con un'ostetrica. Una energia spirituale purissima nel raccontare alcuni disastri classici della medicina tradizionale in ambito ostetrico, o nel descrivere come funziona la dinamica del parto in natura per affrontarlo al meglio. Una energia così dirompente che a un corso pre-parto può far cadere la pressione ai papà più sensibili, come realmente può avvenire in sala parto.
I suoi tanti riferimenti al mondo animale o alla natura dei mammiferi cui apparteniamo mi hanno colmato di gioia. "Pensate alle vostre gatte, pensate alle vostre cagnoline: non fanno alcun corso, non leggono alcun libro... eppure partoriscono con estrema naturalezza!". Questa la frase che più è ricorsa, di una semplicità estrema, eppure efficacissima per capire come tanto (dire tutto forse è estremo) sia stato nei decenni tremendamente complicato in ambiente ospedaliero in merito al parto, e non solo. 
Questa frase mi ha colmato di gioia anche perché è quello che ho sempre ripetuto alla mia compagna nei primi mesi di gravidanza, quando è tipico che emergano paure premature sul momento del parto. 
Ma un conto è sentirlo dire da un veterinario, un altro da un'ostetrica.

A questo punto ho a cuore una digressione prendendo spunto da una possibile situazione di disagio per le partorienti e affrontata al corso. Ossia la fuoriuscita di feci o urina durante le contrazioni in fase espulsiva.
Torniamo un attimo alla cinematografia. Tralasciamo che immaginiamo le star del cinema come esseri soprannaturali (altro che extraterrestri) immuni dal produrre escrementi come fanno tutti i comuni mortali (a proposito di ignoranza collettiva su come realmente funziona la natura). Ebbene qual'è la posizione classica fatta assumere in sala parto? Ovviamente mostrata e rimostrata negli ultimi 50 anni di cinematografia per cui ci è impensabile che il parto possa avvenire in una posizione diversa?




La posizione classica fatta assumere per partorire è quella più contro natura possibile immaginabile, perché va contro la cosa più semplice quanto importante per agevolare la fuoriuscita del feto, ossia la forza gravità.
Le posizioni per favorire realmente il parto sono queste sotto: le avete mai viste in un set cinematografico?




Poiché non le ha mai viste in un film, il senso comune occidentale di una generazione nata con l'imprinting cinematografico forse le reputerà ridicole, assurde, imbarazzanti. 
Invece la generazione dei nostri nonni (quelli nati prima del boom economico per intenderci) magari non le troverà affatto ridicole, essendo nati in casa senza parto indotto da protocollo (per evitare perdite di tempo nell'epoca del tempo-denaro; senza nulla togliere comunque a quei casi in cui l'ospedalizzazione è effettivamente necessaria, ma che non è la norma in natura).

Parlare di posizioni corrette ci fa ritornare dunque alla defecazione. Ed è una fatalità che ora scopro questa foto proprio nel sito di un'ostetrica:

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Era il 2003 circa quando studiando fisiologia dell'apparato digerente, in biblioteca universitaria mi imbattei in un testo di fisiologia umana dove trovai descritto il meccanismo dell'effetto torchio (questa è il termine tecnico) che si innesca durante la defecazione nei primati. Questo effetto si attua solo ed esclusivamente accovacciati "alla turca", quando la pressione delle cosce sul ventre e la dilatazione intrapelvica favoriscono le torsioni fisiologiche dell'ampolla rettale per consentire l'evacuazione.

La posizione sul water risulta invece assolutamente innaturale e controproducente. Non solo per la defecazione che viene impedita provocando stipsi, ma anche per una serie di effetti collaterali che compromettono altri organi, in primis la vascolarizzazione del plesso emorroidale (le emorroidi). A mio avviso questa posizione nel maschio è deleteria sul lungo periodo anche per la prostata, a causa di pressioni anomale causate dalle spinte dentro un imbuto artificiale creato dalla tavoletta del water su cui sprofondano le anche.

Altra supposizione personale è che l'accovacciarsi quotidiano possa essere garanzia di una ginnastica giornaliera delle anche stesse, le quali difficilmente si ritroverebbero anchilosate in tarda età. Questa sarebbe la spiegazione per cui gli over-cinquantenni moderni (prima generazione cresciuta col water) si ritrovano quasi categoricamente in bisogno di interventi di protesi all'anca rispetto alla generazione precedente, che non ha conosciuto il water e ha compiuto vita natural durante quella ginnastica.

Insomma è dal lontano 2003 che davanti alle turche incontrandole nei locali pubblici mi viene da commuovermi (anche questo potrebbe essere un aspetto extraterrestre della mia religiosità scientifica).
Tra l'altro pare che fosse già allora in previsione in Unione Europea una legge che imponeva l'installazione di turche nei nuovi locali pubblici, appunto per gli evidenti aspetti igienico-sanitario favorevoli. Poi onestamente non ho più avuto notizie a riguardo (leggenda metropolitana?). Ma non ci sarebbe da stupirsi che abbia avuto la meglio qualche lobby farmaceutica (non certo dei produttori di water) visto il business milionario che gira attorno agli interventi medico-chirurgici per stipsi, emorroidi, disturbi prostatici, e protesi all'anca.
Avrei altre riflessioni importanti in merito che toccano il contorto e delicato problema dell'anoressia, ma vi dedicherò un post a parte perché richiede profonda disamina e qui abbiamo già messo tanta carne al fuoco.

"Pensa" mi disse l'ostetrica alla fine del seminario scambiando due chiacchiere "tutto è partito da ragazzina. Volevo fare la veterinaria, amavo gli animali e trovavo così affascinante veder nascere gattini, cagnolini, o i vitelli nella stalla dei vicini. Poi ho preso questa strada più specifica, ma ancora oggi penso che gli animali abbiano tutto da insegnarci. Alle pazienti impaurite ancora oggi dico: hai mai visto l'uovo di una piccola canarina? come possono far passare un uovo di lì! Se ci riescono loro come possiamo pensare di non riuscirci noi?".

Eh già. Proprio così. E pensare che anche i mammiferi provengono proprio da lì: un uovo. Chissà quanti milioni di anni ci metteremo ora a rompere il guscio radiotelevisivo.


mercoledì 27 aprile 2016

Veterinario "per" mio nonno

27 aprile 2016

Cento anni fa, il 27 aprile del 1916, nasceva mio nonno. Cosa può centrare mio nonno con VeterinariaMente? Beh lui con la sua pensione ha contribuito tantissimo alla mia laurea. E a valutare tutto il contributo umano che lui (a fianco di mia nonna) ha rappresentato per la mia crescita come persona, vi assicuro che è un orgoglio immenso dirmi "è anche grazie alla sua pensione che mi sono laureato".

Mi stimola una marea di riflessioni pensare che viviamo in un momento storico in cui le pensioni dei nonni non servono più a pagare l'università ai nipoti, ma a comprare loro beni di prima di necessità. Per non dire che oggi i corsi universitari sono tutt'altro che una garanzia lavorativa. Quando ho frequentato l'università io (1999-2005) già c'era il sentore che quell'investimento fosse una farsa illusoria a fronte della richiesta del mercato del lavoro (e parlo un pò di tutti i settori delle libere professioni).
Ad ogni modo non è una percezione, ma un dato di fatto, constatare che a distanza di dieci anni il sistema università-mondo del lavoro e il sistema reddito-contribuzione-pensioni hanno tutte le caratteristiche di una perfetta macchina finalizzata alla speculazione finanziaria (i contributi minimi negli ultimi cinque anni sono cresciuti del 30%, tralascio le variazione in proporzione dell'età pensionabile e delle pensioni stesse, per non parlare del patrimonio mobile e immobile dei vari enti coinvolti). Questo dato di fatto lascia molto amaro in bocca.

E pensare che mio nonno era al settimo cielo quando mi sono laureato. Lui, nato nel bel mezzo di una guerra mondiale, fortunato di aver appreso a leggere e scrivere pur dovendo accudire altri quattro fratellini insieme alla madre, esaurita psicofisicamente dopo esser stata abbandonata dal marito. Figuriamoci per mio nonno vedere l'unico nipote laureato.

Ma vi faccio una confessione (che approfondirò in altri post): tra il terzo e il quarto anno, pur essendo bene o male in ordine con gli esami, ero davvero convinto di abbandonare tutto. Aldilà della farsa illusoria sulle prospettive di lavoro abbastanza facilmente prevedibile (bastava confrontarsi con qualche realtà ambulatoriale per comprenderlo) quello che ritenni un po' più preoccupante era prendere consapevolezza che si stava dipanando un'altra farsa, ben più agghiacciante.

Detto in modo estremamente sintetico e generalizzato, intendo cioè la farsa del business sulla salute/malattia degli animali da affezione. Quella che spazia dalla speculazione sulla selezione genetica delle razze, alla speculazione sugli accanimenti diagnostici e terapeutici. Notando, cosa ancora più triste, che questo era uno scimmiottamento in medicina veterinaria della medicina umana. Ma non è finita qui. Cresciuto in una famiglia di produttori/commercianti di generi alimentari di origine animale, perfino il sacro (per me) mondo della sanità pubblica (incaricata del controllo igienico-sanitario degli alimenti) mi stava apparendo per molti aspetti un enorme cantiere di sofisticazioni burocratiche con finalità sempre più lontane dal loro senso di esistere: la salvaguardia della salute pubblica.

Mio nonno mi raccontava di aver iniziato a vendere i limoni da fanciullo. "Cinque limoni una lira" era l'aneddoto che riportava, facendo notare come tutto col tempo fosse cambiato sul valore delle merci....e del denaro. Poi la guerra. Al fronte sui Balcani. Le fughe dopo l'armistizio. Una pallottola alla bolla timpanica di sinistra che lo rese quasi sordo per il resto della vita. Infortunio che mi feci raccontare nei minimi dettagli tante volte. Avrei voluto sapere molte cose di ciò che aveva vissuto, ma io ero troppo giovane per certi racconti o forse certe cose non me le avrebbe dette mai a prescindere, da quanto erano sofferenti prima di tutto per lui che lacrimava solo a pensarle, con lo sguardo immobile.
Ricordo però che un giorno pianse non per ore ma per giorni, quando una telefonata lo avvisò che era venuto a mancare "un suo migliore amico". E in quei giorni mi raccontò di quando in guerra stringendo la mano di un altro amico moribondo, gli straziò il cuore l'ultimo desiderio espresso in un'unica frase "...digli a mia madre che le voglio bene! digli a mia madre che le voglio bene!".

Mio nonno che partì con i limoni prima della guerra, dopo la guerra insieme a mia nonna (e due figli) un pò alla volta riusci a diventare un commerciante di generi alimentari di tutto rispetto. E non a caso mio nonno fu anche un ciclista di tutto rispetto fino agli ultimi anni della sua vita: trasportava da giovane partite di pesce in bicicletta, su e giù per i Colli Berici o Euganei. Finì la sua carriera di lavoratore a quasi ottant'anni quando ormai era mezzo cieco, quasi del tutto sordo, e a malapena si reggeva in piedi (dopo l'ennesimo incidente in bicicletta). Ma il suo impero era a casa. Perché in qualche decennio lui era riuscito, come tutti gli italiani dopo la guerra lasciati liberi di costruire, a trasformare la sua bicicletta in celle frigo, magazzini e automarket.

Tuttavia questa magia non so se gli sarebbe stata possibile se ai suoi tempi la regolamentazione sanitaria e fiscale fosse stata così complicata come quella che stavo studiando all'università.

Ora però non voglio essere frainteso. Non voglio assolutamente puntare il dito in modo qualunquista su un settore importante della sanità posto a garanzia della salute e del benessere collettivo. Solo mi sento di affermare, in scienza e coscienza sulla base del mio percorso formativo e del mio back-ground famigliare, che la società si è talmente sofisticata sugli stili di vita, compresa la nutrizione e l'alimentazione, che il controllo di produzione, uso e consumo degli alimenti sono divenute lentamente discipline plasmate su misura dei grossi circuiti di produzione, distribuzione e consumo, di fronte alle quali la piccola impresa o il piccolo produttore/distributore, si sono trovati inadatti, penalizzati e infine schiacciati.

Non ero sereno affatto da studente a rendermi conto di queste cose. Cioè praticamente la mia professione, se mai avessi scelto la strada della sanità pubblica (ossia l'unica rimasta con stipendio decoroso garantito a fronte di tanto studio e responsabilità) sarebbe stata un ingranaggio anonimo di quel gigantesco palcoscenico a servizio, per via diretta o indiretta, delle multinazionali? quelle che un po' alla volta stavano per disintegrare quelle stesse realtà che avevano permesso di farmi crescere, e studiare? Ecco, questo bastava a mandarmi in tilt. Se poi aggiungevo la frustrazione che sentivo a dover imparare metodi di gestione del paziente in cui non si capiva più se era più umano l'animale o il proprietario (vedi la differenza di trattamento tra un animale da reddito - praticamente un numero- o un animale da affezione -praticamente una parte del corpo del proprietario-) andavo di matto. Almeno poi nel mio percorso di studi fosse stato previsto un approfondimento in materia di etica scientifica o etica professionale... neppure quello.

Come se non bastasse, verso il terzo-quarto anno accademico, a queste angosce si sommava la profonda pena che emergeva dallo studio della patologia generale, dell'anatomia patologica, della patogenesi cellulare. Realizzavo quindi che per quanto fossero sempre più dettagliate le scoperte in ambito di malattie genetiche (ossia le distrofie muscolari dei miei nipoti) poco lasciavano intendere che ci fosse da parte del mondo accademico-sperimentale un serio e vero impegno a conseguire una cura pratica di quelle malattie, nonostante nei rotocalchi già a fine anni novanta comparivano articoli scoop sui miracoli delle staminali. Di nuovo allora, anche qui, percepivo sempre più l'ombra di una ennesima farsa. Quello di un mondo della ricerca scientifica diretta più alla referenzialità blasonata fine a se stessa che alla missione disinteressata di curare per far guarire. Di nuovo insomma il business finanziario prima e sopra tutto, a dirigere il traffico di fondi, sotto molteplici forme, dal farmaco alla protesi, dagli organi alle pubblicazioni scientifiche.
La pena dunque, sotto ogni punto di vista, da quello psichico a quello fisico, da quello intellettuale a quello spirituale, fu rendersi conto che in fondo in fondo, in ambiente medico preservare la salute non crea lo stesso business del mantenere la malattia. E la prima strategia emergeva sulla seconda ovviamente perché tutto il sistema socio-politico era fondato sulla prima.

Giuro, avrei mollato tutto prima di iniziare lo studio delle cliniche e della terapeutica del quarto-quinto anno. Tanto sarebbe stato solo approfondire (temevo) un'ulteriore farsa.
Ma come potevo dare un dispiacere del genere a casa? Come potevo sputare sopra la pensione di mio nonno, con tutto il sacrificio che essa rappresentava? Come potevo non portare a termine una gratificazione grande come una laurea alla mia famiglia, in primis a mio nonno (tra l'altro straziato dall'improvvisa scomparsa di mia nonna) dopo tutto quello che avevano investito su di me e dopo i risultati dei prime tre anni?

Insomma, è grazie a mio nonno che mi sono laureato. Per tanti aspetti. Mi sono laureato grazie a lui, ma anche "per" lui in senso vero e proprio (non nel senso proprio però dato da mia nonna che si divertiva sempre incoraggiandomi a laurearmi in fretta "così poi curi quell'asino di tuo nonno!").

Tuttavia non avrei sopportato tante "farse" esclusivamente in nome dell'amore e il rispetto per la mia famiglia e mio nonno in particolare. Lo posso dire con certezza: non avrei retto. A darmi un enorme supporto morale e intellettuale che mi permise di guardare avanti con la speranza che la medicina potesse essere anche altro, e così la clinica e la terapia, nonché la sacra sanità pubblica, fu un professore che col senno di poi posso ritenere un angelo mandato dal cielo. Un professore incaricato di una cattedra affascinante per me all'ennesima potenza, per quanto mi suonasse ostica per tanti pregiudizi personali (la legislazione veterinaria).

Questo professore era più o meno coetaneo di mio nonno. Anche lui reduce di guerra. Anche lui con uno sguardo profondo e un carattere tanto forte quanto sensibile. Questo professore mi illuminò involontariamente su una strada che si aprì proprio negli ultimi anni di università nel mentre cercavo di comprendere l'evoluzione-involuzione della medicina tradizionale, e quella strada dopo la laurea mi avrebbe condotto a prendere consapevolezza di dinamiche e meccanismi straordinari in merito ai processi patologici e di guarigione interpretati dalle medicine alternative, esattamente sulla scia perduta di una determinata medicina tradizionale "evolutiva", di cui quel professore fu uno degli ultimi testimoni viventi del secolo scorso.

Mio nonno mancò pochi mesi dopo la mia laurea. Ringraziai il cielo di non avermelo portato via prima per quanto avesse sofferto nei suoi ultimi mesi. Mentre non molto dopo venni a sapere che se n'era andato anche quel mio professore quando tentai di ricontattarlo. E ancora soffro del fatto che il cielo "quest'altro nonno" davvero me lo portò via invece troppo presto.

Ad ogni modo, il centenario della nascita di mio nonno cade nell'anno di un'altra nascita. Il prossimo giugno è programmata la nascita di mia figlia. E io per la vita non sono che un ponte tra mio nonno e lei.
Nasce anche lei, come lui, nel bel mezzo di una guerra di cui però non siamo consapevoli da quanto ormai è camuffata dalle varie farse sul lavoro e sulla salute. Anche lei dovrà convivere con una dittatura, anche se molto più subdola e sofisticata di quella di cento anni fa, perché poggia sull'arma denaro.
Si chiamerà Anna Lucia mia figlia, come ha proposto la mamma sentendoselo suggerire da qualche voce nell'aria poco prima che si sapesse della gravidanza. Anna Lucia significa "grazia", significa "luce". Davvero spero sia forte come il suo bisnonno. Chissà che insieme continuino a gettare grazia e luce a questa umanità bisognosa oltremodo di aprire gli occhi.

A proposito, mio nonno si chiamava come me. Buon centenario nonno Toni!

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venerdì 11 marzo 2016

Batteri, vaccini, e cacca...tra lo sporco e il tossico


11 marzo 2016


Questa sera avrò il piacere di frequentare un seminario sulla microbiologia veterinaria, dal titolo molto accattivante:

Il mondo dei batteri: buoni e cattivi – conoscerli e rispettarli, a partire da un uso prudente degli antibiotici


La riflessione che mi preme oltremodo fare ora in questo blog, riguarda il modo in cui è evoluta la percezione della batteriologia da parte del mondo scientifico, accademico, e di riflesso del senso comune, dalle sue origini alla contemporaneità.

Ovviamente non ho intenzione di fare un copia incolla di collage tra testi universitari e wikipedia. Ma esprimere puramente mie personali osservazioni, basandomi sui fatti storici dal mio punto di vista.

Sono passati poco più di 300 anni da quando alcuni sperimentatori hanno osservato esistere forme di vita microscopiche unicellulari, protozoi (animali unicellulari) e batteri, e quindi entità ancora più piccole con un metabolismo cellulare "parassitario", i virus.
In brevissimo tempo, in appena 100 anni (quindi 200 anni fa), da quelle osservazioni sono scaturite conoscenze formidabili non solo sulle caratteristiche di questi microrganismi, ma anche sulla loro interazione con animali e uomo (malattie infettive). Tanto che già duecento anni fa, quando le condizioni igieniche delle popolazioni europee in media erano molto precarie, si riuscì ad allestire stratagemmi per far sì che microrganismi e corpo animale (uomo compreso) entrassero in equilibrio senza creare lo scompiglio della malattia infettiva. Si idearono cioè strategie di prevenzione (igiene) e profilassi (vaccinazione).

Il solo gesto di lavarsi le mani tra una paziente e l'altra da parte dei chirurghi ostetrici, fece crollare l'incidenza di malattie e mortalità nei nascituri in modo strabiliante. Figuriamoci aver introdotto di pari passo la disinfezione (pastorizzazione, appertizzazione, sterilizzazione...) con metodi fisici di strumentari chirurgici e altri supporti.

E che dire delle vaccinazioni? Ci sarebbe da parlare per ore. Certo l'entusiasmo di questa pratica rivoluzionaria scaturita dall'osservazione che persone cronicamente a contatto con un battere non si ammalavano di quel battere (vedi la storia del vaiolo) portò a credere che presto tutte le malattie infettive avrebbero potuto essere tenute sotto controllo, se non addirittura eradicate (come il vaiolo).

Fu una scoperta così straordinaria per il benessere e la salute della collettività, che, pare, le istituzioni ecclesiastiche (allora ancora autorità scientifiche oltre che religiose) non videro con ottimismo questa pratica. Forse perché tutto ciò che previene ed elimina la malattia... è un ostacolo alla disperazione e alla beneficienza?

Fonte non documentata




Da duecento anni a questa parte dunque, dopo queste scoperte, la società umana ha avuto un'importantissima opportunità. Quella di realizzare un benessere collettivo, dal punto di vista della salute, con pratiche semplicissime ed elementari.

Invece cosa è successo? Dal secondo dopoguerra, appena dopo altri cento anni (1850-1950) di guerre e rivoluzioni per veder garantiti libertà di pensiero e diritti civili, quando la comunità scientifica ha cominciato a camminare autorevolmente con le proprie gambe e quella religiosa a proseguire per la propria strada senza bollare ogni respiro umano, la società umana è transitata lentamente nell'era dell'economia finanziaria. La quale ha inghiottito (con le sue corporazioni) scienza, religione, e ogni sfera della salute psico-fisica della salute animale ed umana, nonché della salute dell'ambiente.

A fianco dei grandi risultati derivanti da semplici ed elementari pratiche di prevenzione e profilassi, si sono innescati disastri umanitari e ambientali di cui oggi viviamo appena un assaggio, a valutare da quello che si è riusciti a nascondere sotto il tappeto in nome non del progresso in sè, ma del progresso finalizzato al reddito finanziario.
Insomma tornando in tema, siamo riusciti negli ultimi ottant'anni (a partire quindi dal 1950) a trasformare la vaccinazione in una pratica patologica invece che profilattica; a trasformare l'affascinante mondo dei batteri in una psicosi collettiva oltre che in un bersaglio mobile sotto continuo attacco con ripercussioni catastrofiche per gli ecosistemi (vedi la resistenza batterica); a trasformare l'igiene stessa in una pratica quotidiana che predispone a malattie croniche degenerative e autoimmuni (dermatiti, psoriasi, asma, allergie...) e quindi indirettamente alle infezioni stesse.

Il corso di microbiologia veterinaria al secondo anno di università fu qualcosa che mi sconvolse. Certo le dinamiche dei sistemi immunitari sono un universo affascinante all'ennesima potenza, sotto aspetti biologici ma anche etici e persino filosofici. Ma in particolare mi scioccò una frase di poche parole da qualche parte sui testi, che recitava tipo "un centimetro cubo di aria ospita comunemente migliaia di batteri".
Rendersi conto che ogni nostra cellula respira grazie a dei batteri ancestrali inglobati miliardi di anni fa, è una cosa. Ma rendersi conto che ogni istante della nostra vita siamo in continuo scambio di informazioni con l'ambiente esterno, in un mare di batteri insieme ai quali l'evoluzione mutualistica non è mai cessata e mai cesserà, è un'altra.
E' il punto di partenza per capire quanto pericolosi siamo noi, esseri umani, con in mano conoscenze tecniche super sofisticate, ma incuranti di principi naturali alla base che permetterebbero un uso di queste tecniche sano, etico, evolutivo, e scevro da ogni logica pervertitamente distruttiva della finanza.

Mi sono spesso chiesto da ragazzino, imbattendomi in funerali di amici o parenti, come mai anche le casalinghe possono arrivare ad ammalarsi di tumore. Poi imparando a fare le pulizie casalinghe a fondo, da studente universitario, e venendo a contatto con i vapori di prodotti anticalcare sintetici, ho capito che a domande del genere forse non occorrono lunghi dottorati di ricerca.
E pensare che per un'ottima disinfezione, per una perfetta pulizia (anche contro il calcare), anche per una pratica sterilizzazione (concetto molto discutibile, visto quello che c'è in un cm cubo di aria) basterebbero poche sostanze usate in modo opportuno. Acido acetico (aceto), cloruro di sodio (sale da cucina), ipoclorito (candeggina), bicarbonato, perossido di idrogeno (acqua ossigenata)...ammoniaca in certi casi specifici... basterebbero già questi più o meno associati all'acqua bollente per risolvere ogni problema di famigerato pubblicitario sporco imbattibile. 
Purtroppo non possono bastare invece. Perchè sono sostanze naturali, o abbastanza semplici da produrre e smaltire. E questo non crea business, come fanno invece le sostanze complesse da sintetizzare, difficili da manipolare, pericolose da smaltire, complicate da bonificare... perchè questi meccanismi mettono in moto lavori specialistici e burocrazie, autorizzazioni e vincoli, terrorismi e malattie. Insomma il senso di esistere dell'economia della finanza


Nella nostra quotidianità siamo ormai abituati a usare contro parassiti fastidiosi ma relativamente innocui come le zanzare, repellenti sintetici il cui impatto ambientale e per la salute sono stratosferici. Pensiamo a cosa ecologicamente comporta produrli e smaltirli? pensiamo a cosa immettono essi stessi nell'ambiente? pensiamo a dove finiscono nel nostro corpo una volta respirati o assorbiti? Assolutamente no. Perchè sono in simpatiche confezioni colorate, alla televisione ne parlano bene, e sono magari pure profumati.

Siamo stati addestrati ad essere terrorizzati dal concetto di sporco, mentre siamo completamente indifferenti al concetto di tossico. E mentre lo sporco è qualcosa di estremamente naturale e monitorabile con buone prassi igieniche, il tossico è estremamente subdolo e camuffabile da un packaging accattivante.

Da quando sono laureato mi occupo part time anche di podologia. Un lavoro pesantissimo. Sia fisicamente che psicologicamente. Si è a contatto diretto con ciò che più di ogni altra cosa è ritenuto sporco: la cacca.
L'essere umano ha ribrezzo della propria cacca fino a cadere in paranoie esistenziali fin dall'età infantile... figuriamoci se si viene a contatto con quella animale.





Ebbene la veterinaria, per eccellenza la podologia, mi ha insegnato che in natura avvengono miracoli sotto i nostri occhi nelle cose che maggiormente pregiudichiamo. E a questi miracoli non solo siamo indifferenti, ma addirittura li mistifichiamo e li disprezziamo in modo vile e codardo.
Il miracolo ovviamente non è sopravvivere in mezzo a tutto quello sporco (che non richiede alcun miracolo)  ma trovare la forza di affrontare tutta la tossicosi psico-fisica dell'uomo moderno alla luce di ciò che si scopre piano piano essere la natura, vivendola.
Se non fosse per aver vissuto la podologia, non avrei mai realizzato cosa è normale e cosa è naturale nella vita (in un centimetro cubo di cacca bovina ci sono migliaia di batteri, virus, parassiti, miceti...eppure sono vivo!)

"Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior". Questa frase poetica geniale di De André la inserii nella mia tesi di omeopatia veterinaria, quasi dieci anni fa, affrontando proprio questi miracoli. A distanza di anni, credo sia arrivato il momento di rispolverare quella tesi, quei concetti, quelle analisi. Perchè fino a pochi anni fa la società non era pronta a parlare di certe cose, a mettere in discussione certi concetti, e guardare con occhi nuovi certi fenomeni.

Oggi, visto che i luminari professionisti e accademici del mondo della sanità fanno incontri con titoli del genere vuol dire che forse è arrivato il momento giusto. Oggi si può parlare di come Ryke Geerd Hamer e Rudolf Steiner concepivano la microbiologia senza esser presi per pazzi e rinchiusi in un manicomio.

Intanto voglio avere conferma di queste percezioni, valutando quello che si dirà tra poco a quel seminario.