mercoledì 10 marzo 2021

NOMV Not One More Vet... beati i primi perché saranno gli ultimi? In cimitero?

 10 marzo 2021

#NOMV ? Not-One-More-Vet? Oggi? 

Veterinari (e avvocati) hanno il più alto tasso di suicidi da decenni. E lo si sa da decenni.

Ma oggi? una cazzo di pandemia (e i veterinari lo sanno benissimo che è una cazzo di pandemia, ma non lo dicono...e fanno bene) ci spinge a sensibilizzare la società sui nostri suicidi?

Ma lo sanno i veterinari, che ormai questa "è" la società del suicidio?

Cosa stiamo scoprendo di nuovo? Che la società si suicida quanto noi, o che noi continuiamo semplicemente ad essere i primi?

Post del 2010: "...Ci hanno imbrogliato prima. Questo è il fatto".
https://www.facebook.com/antonio.brianza/posts/167838863248281 

Post del 2014: "Nulla se non la soddisfazione di metterci la faccia dicendo la verità: se si continua con questo sistema, siamo tutti morti (veterinari e non),,
https://www.facebook.com/photo?fbid=10204758645472334&set=a.4696886826479

Post del 2017: "Veterinari e avvocati fino a pochi anni fa avevano il primato in tasso di suicidio tra le libere professioni (se non addirittura in assoluto). Non mi sono più aggiornato su questa "interessante" statistica, anche perché non avrebbe più alcun significato visto che oggi grazie alla rete veterinari e avvocati (come tutti) possono fare molto, molto di più di quello che potevano fare prima arrivando a un suicidio ,,
https://www.facebook.com/antonio.brianza/posts/10215521961828516

Cari colleghi. Ve lo ripeto oggi allora, visto che forse suona diverso.

>> Ci hanno, TUTTI, imbrogliati prima - se si continua così siamo TUTTI morti - possiamo fare molto, molto di più di quello che potevamo, TUTTI, fare prima <<

Di più non ripeto, perché ne ho la nausea in 10 anni a ripetermi.

Ora vediamo se saremo capaci di metterci la faccia per cambiare il sistema. Perché metterci la faccia solo per dire basta è mettersi in posa sopra una lapide.


martedì 26 maggio 2020

2012-2020. Professioni sanitarie in terapia intensiva culturale

25 maggio 2020

Ho cessato l'attività veterinaria neppure cinque anni fa in parte scandalizzato da certe logiche di mercato delle professioni sanitarie rovinate da una politica che le ha rese una sorta di attività in franchising delle multinazionali del farmaco.
Vederle oggi indifferenti all'uso obbligatorio improprio delle mascherine, uno strumento sacro per l'attività medico-chirurgica, è una conferma che quella deriva che intravedevo era solo l'ombra crepuscolare di una notte buia della scienza che sta per oscurare la nostra intera società.

Per me le mascherine rimarranno un indumento da indossare davanti ad animali da visitare, tumori da asportare, infezioni da curare, ossa da aggiustare. 
Doverla portare da sano per proteggermi nella quotidianità dal mio prossimo sano, contro ogni provata giustificazione scientifica, è per me un presagio funesto raggelante.

E lo avevo predetto fin dal 2012 alla mia stessa categoria professionale: la deriva delle professioni sanitarie non può essere che sentinella della deriva dell'intera società.
Eccoci qui appena otto anni dopo.

Auguri Umanità. Sei ufficialmente, con questa pandemia, in #TerapiaIntensivaCulturale

sabato 2 febbraio 2019

Cani come figli. Figli come cani.

01 febbraio 2019

ANSA.IT, 31 gennaio 2019




Viviamo in una società dove c'è chi considera gli animali come figli, e chi tratta i propri figli come animali. Che non è dire la medesima cosa al contrario, ma dire che si vive in realtà paradossalmente contrapposte.
Quando esercitavo la professione veterinaria mi capitò di confrontarmi ora con proprietari convinti di parlare con il proprio cane (nel senso di esser compresi e comprenderne le parole) ora con proprietari che con la stessa disinvoltura con cui si chiede di spedire un pacco richiedevano l'eutanasia semplicemente perché non potevano più tenerli. Situazioni sovrapponibili anche con gli animali da reddito, non solo con animali da compagnia: talvolta riverenza sacra verso soggetti viventi, talaltra gestione di macchine usa e getta.

Io non sono più stato capace di fare il veterinario anche per questo. Eppure è per questa incapacità che ho cominciato a sentirmi più veterinario di prima. Tentare di cambiare animali e proprietari per me è stata una causa persa. Tentare di cambiare la società attraverso la "cultura dell'informazione" invece è una vittoria quotidiana. E in fondo l'unica via che un giorno mi restituirà la voglia di fare il veterinario per animali liberi dall'essere umano ed esseri umani consapevoli dell'essere animali.




giovedì 13 settembre 2018

Eutanasie per un like

14 settembre 2018

Mi imbatto in rete in questo titolo di una nota testata giornalistica:

I veterinari svelano cosa fanno gli animali negli ultimi istanti di vita (e qual è l'errore che i padroni commettono sempre)
Le testimonianze raccolte dal Daily Mail: "Non lasciateli soli, passeranno il tempo a cercare il volto della persona che amano prima di spegnersi"

Apro il link, ovviamente aspettandomi il peggio, e puntualmente leggo:

"Ho chiesto al mio veterinario quale reputa essere la parte più dura del suo lavoro e mi ha risposto che è quando deve praticare l'eutanasia, ma i padroni nel 90% dei casi decidono di non assistere. Gli ultimi momenti degli animali in questo caso consistono nel guardarsi intorno cercando il proprio padrone e questo mi uccide".
Ora, premesso che una eutanasia negli animali domestici si effettua in anestesia generale; che una anestesia generale durante l'induzione può far girare la testa a destra e sinistra all'animale come riflesso della prevista perdita dei sensi; premesso che se è richiesta una eutanasia quasi sempre l'animale è moribondo, talvolta già privo di sensi, o in una condizione di dolore per cui l'interazione uomo-animale è davvero minimamente stimolante; ma premesso pure che ci sono cani che per indole del proprietario non gli può fregar di meno tanto da vivo quanto in punto di morte, mentre è di norma che un cane dal veterinario così come in ogni territorio estraneo trovi sollievo dalla presenza del proprietario. Fatte queste premesse allora, come può essere che testate giornalistiche di fama internazionale arrivino a pubblicare articoli del genere, giusto per guadagnare like e condivisioni?

Forse sono questi sintomi preagonici di un modello editoriale esso stesso sul punto di morte. Ma cos'è questo se non lo specchio di una società essa stessa morta dentro, sia dal punto di vista di professioni sanitarie (veterinaria compresa) che tentano di affermarsi sfruttando sentimentalismi fasulli, sia dal punto di vista dei lettori che, ignari e ingenui, si lasciano manipolare a prescindere davanti a qualsiasi forma di sentimentalismo?

Ma se è vero anche che la speranza è l'ultima a morire, e l'ultima speranza è che ogni morte apra le porte a un nuovo inizio migliore, allora speriamo che la morte di questo sistema editoriale, riflesso di un sistema professionale e sociale, apra le porte a un nuovo modo di intendere l'informazione, di intendere la formazione, e di intendere la condivisione dei loro valori.





lunedì 20 agosto 2018

Scandalizzarsi della macellazione religiosa?


20.08.2018



Vedo girare post su macellazioni sconsiderate con rito islamico per una festa religiosa, e lo scandalo sarebbe la mancanza di stordimento. Ma avete mai visto come funziona lo stordimento e la iugulazione nella catena di macellazione in occidente ogni giorno per ore? Io purtroppo sì. Pensate forse che sia uno stordimento fatto a regola d'arte con i ritmi che si devono rispettare? Pensate che ad eseguirlo siano mani esperte? Pensate poi che un animale stordito male si faccia iugulare in modo appropriato? Onestamente invece non ho mai visto una macellazione Halal/Kosher, ma vorrei sapere prima di giudicarla anche che esistenza vivono quegli animali prima della macellazione, come sono allevati, come sono trasportati, come sono trattati in sede di macellazione: perché in quella occidentale tutto ciò è follemente crudele. Infine voglio credere (visto che c'è la fede di mezzo!) che le macellazioni religiose siano condotte in modo rispettoso della morte tanto quanto della vita, e che per la mano che le attua non ci sia nulla di sconveniente nel ridurre al minimo ogni sofferenza. Ebrei e mussulmani uccidono per nutrirsi, e nutrirsi di carne è una cosa sacra di cui non abusare. Noi uccidiamo per vendere, e sprechiamo forse tre quarti di quello che uccidiamo perché il surplus è funzionale ai prezzi di vendita. Di chi e di cosa dovremmo scandalizzarci allora? Non rispondete però che scandaloso è nutrirsi di carne, perché nessuno si scandalizza che esistono leoni e lupi.

venerdì 10 marzo 2017

PFAS La ciliegina sulla torta


10 marzo 2017

Ne approfitto per una confidenza veterinaria che riserbo da sempre e che questa analisi di Greenpeace mi permette di formulare. La premessa, onde non essere frainteso, è che considero i PFAS nocivi a prescindere, come ogni altra sostanza di sintesi prodotta e immessa nell'ambiente in quantità smisurata.

Il punto è che, considerando l'inquinamento globale alla stregua di una torta, forse i PFAS rappresentano una ciliegina.
Ora se di tutta la torta si riesce a identificare solo il gusto della ciliegina, facendone un'indigestione daremo di sicuro la colpa alla ciliegina quando magari la ciliegina da sola non farebbe nulla. Anche se fosse la goccia che fa traboccare il vaso, è tutta la fetta la causa dell'indigestione.

Ecco questo, suppongo, vale anche per le gravi malattie che imputiamo ai PFAS. Viviamo in un contesto di inquinamento allarmante in Veneto e, come per la torta, si conoscono e si monitorano una minima parte degli inquinanti immessi con tutte (tutte!) le nostre attività lavorative. Se ci ammaliamo di tumore a un determinato organo, i PFAS possono essere un grilletto che fa detonare quell'organo, ma c'è tutto il resto dell'inquinamento sotto che rende vulnerabile tutto l'organismo, e basta un altro inquinante per far detonare altri organi. Allora bisogna porre rimedio a eliminare tutta la torta, non solo le ciliegine. Dobbiamo cominciare a mettere in discussione tutte le nostre attività umane, non solo le smaltature dei pentole o le concerie. Perché se uno ha diritto ad inquinare, allora lo hanno tutti. In caso contrario non lo deve avere nessuno.

Perchè la mia parte come riflessione veterinaria? Perchè a farmi fare questi ragionamenti è l'aver avuto a che fare con cani e gatti che per una vita hanno bevuto acqua di acquedotti o pozzi impestati di PFAS. Ora in dieci anni di attività veterinaria a me qualche dubbio su certe sindromi epilettiche e altre malattie endocrine può anche essermi venuto. Ma che attendibilità può avere la casistica di un veterinario di periferia? Dovrebbero essere gli organi competenti a rassicurare o meno su certe correlazioni. Dove sono a distanza di anni gli studi epidemiologici dei servizi veterinari dell'Ulss e anatomopatologici dell'Università su tantissimi animali di queste aree che possono illuminare sulla fondatezza o meno di tante paure giustamente sollevate per la salute umana? Dove sono? Di che morte muoiono o di che malattie si ammalano, o non si ammalano, cani e gatti che bevono pfas da quando sono nati?


mercoledì 19 ottobre 2016

Dio benedica la vaccinazione e ci salvi da chi la gestisce



"Bambini morti di pertosse e morbillo perchè non vaccinati". Ma sapere quanti e dove vivevano e in che condizioni? Neanche con le vaccinazioni per gli animali si è così approssimativi. 

Personalmente non ho nulla contro la vaccinazione in sé, anzi vaccinarsi è una opportunità enorme (anche omeopaticamente parlando a mio avviso, pur andando contro il pensiero omeopatico canonico).
Ma è chi produce, sponsorizza e vuole obbligare a iniettare vaccini che onestamente mi mette mille dubbi, perplessità, ansie, e diffidenze. In altre parole, c'è da fidarsi della vaccinazione in mano a una classe dirigente che da decenni distrugge l'ambiente, la prevenzione sanitaria e la previdenza sociale trasformandole in mere opportunità speculative?

Almeno chiarisse se questo quadro epidemiologico allarmante emerge inquadrando l'intero territorio nazionale alla stregua dei suoi sempre più allarmanti centri di accoglienza profughi. Ecco così un po' di fiduciosa considerazione (oltre a spontanei "vaffa") se li guadagnerebbero.